Premio San Vittore

Premio San Vittore 2010 a Don Enrico dal Covolo

Domenica 30 maggio 2010 presso la Sala degli Stemmi del Municipio di Feltre
Presentazione del prof. Don Eugenio Riva Ispettore dei Salesiani dell’Italia Nord Est
Don Enrico dal Covolo – al quale viene consegnato oggi il prestigioso Premio dei Santi Vittore e Corona – è nato il 5 ottobre 1950 in questa stessa città, precisamente in Largo Castaldi 2, dove sorge la casa avita dell’antica e nobile famiglia dal Covolo.
Sicuramente molti concittadini ricordano ancora il Papà di don Enrico, il dott. Francesco, deceduto nel 1981 a Vicenza, con il titolo onorario di Presidente della Corte di Cassazione. Inoltre, presso il clero feltrino e bellunese, resta in benedizione la memoria del fratello minore di Francesco, Mons. Antonio dal Covolo, che finì i suoi giorni a Roma, dove insegnava teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense.
Ma soprattutto le persone un po’ più avanti in età ricorderanno ancora la “scala” dei dieci figli di Francesco e di Brunilde Monzardo: soprattutto quando, tutti insieme, si recavano a Messa alla domenica, nel Duomo di Feltre.
Lo stesso don Enrico, ultimo della “scala”, che nello scorso mese di febbraio ha predicato gli Esercizi Spirituali in Vaticano, ha strappato più di un sorriso al Papa e ai suoi Collaboratori, raccontando le escursioni di famiglia tra le Vette feltrine e le Dolomiti…
“Si camminava in rigoroso ordine gerarchico”, ha detto nella splendida cornice della Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico: “Il mio Papà davanti, a fare la strada, poi tutti noi, dal primo all’ultimo; e finalmente la Mamma, a chiudere la fila. Io, che sono l’ultimo”, ha proseguito don Enrico, “ogni tanto mi lamentavo con la Mamma, perché il passo era veloce, ed ero stanco… Allora la Mamma mi diceva: ‘Su, Enrico, adesso vai avanti tu: vai davanti al Papà a fare il passo’. E subito”, ha concluso don Enrico, “la stanchezza mi passava di colpo. E io andavo avanti a esplorare, e poi tornavo indietro a riferire, e così facevo il cammino quattro volte…”.
E’ questa – certamente – una parabola importante per il nostro tempo. Nessun piccolo, nessun povero deve restare mortificato. La comunità cristiana deve regolare il suo passo sugli ultimi. L’attenzione privilegiata ai piccoli è il sistema preventivo di Don Bosco.
1. Dovendo accompagnare il Papà nel suo lavoro di magistrato, la famiglia dal Covolo si è trasferita più volte: da Feltre a Treviso, poi a Padova, e finalmente a Milano. A Milano don Enrico ha svolto i suoi studi dalla terza elementare fino alla laurea in lettere classiche. Si è laureato nel 1974, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il massimo dei voti e la lode. Il relatore era il padre Raniero Cantalamessa, oggi ben noto predicatore pontificio, mentre il titolo della dissertazione era il seguente: I Severi e il cristianesimo, un tema di ricerca che dal Covolo non avrebbe più abbandonato. Nel frattempo – negli anni dell’Università – don Enrico aveva maturato la decisione di entrare nella Congregazione Salesiana di don Bosco, sentendosi fortemente attratto dal carisma educativo del santo dei giovani. Così, tra il 1972 e il 1973, lo troviamo di nuovo nel Veneto, ad Albaré di Costermano, vicino al Lago di Garda, dove frequenta l’anno di noviziato. La sua provincia di appartenenza (noi salesiani diciamo ispettoria) rimane però la lombardo-emiliana, con sede a Milano. Vicino a Milano, infatti, don Enrico compie le sue prime esperienze di salesiano, insegnando greco e svolgendo la sua assistenza nel prestigioso Liceo di Treviglio. Da allora, fino a oggi, non smetterà più di insegnare, neppure per un semestre. Anche negli anni di studio della teologia, in vista dell’ordinazione sacerdotale (siamo ormai negli anni 1975-1979) don Enrico “fa il pendolare” tra Milano e Treviglio, per continuare il suo insegnamento di greco e di religione nel Liceo di Treviglio. Ormai la sua casa canonica di appartenenza è la sede dell’ispettoria lombardo-emiliana, vicino alla Stazione Centrale di Milano. E’ qui che ci siamo conosciuti maggiormente. In quegli stessi anni, stando nella medesima comunità, io frequentavo la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, mentre don Enrico svolgeva un ciclo di studi molto originale, in sinergia tra il Dipartimento di Scienze Religiose dell’Università Cattolica e lo Studentato dei Cappuccini, sotto la guida personale del padre Raniero Cantalamessa. Ricordo che in quegli anni don Enrico era anche laureato interno – cioè una sorta di “assistente volontario” – presso la cattedra di storia delle origini cristiane della Cattolica, una cattedra universitaria rimasta unica in Italia, fortemente voluta da Giuseppe Lazzati, e da lui affidata – fin dall’inizio – al religioso cappuccino. In questo fervido contesto di studi e di ricerche don Enrico maturò un profondo amore per la Bibbia e per i Padri della Chiesa. Era anche questa una vocazione, che avrebbe segnato profondamente l’itinerario della sua vita. Professori, o meglio maestri, come Lazzati e Cantalamessa, ma anche Caffarra, Maggioni, Ghiberti… hanno lasciato un’impronta decisiva nella sua formazione spirituale e teologica.
E giunse, finalmente, il giorno felice dell’ordinazione sacerdotale, a Milano, nella Basilica di Sant’Ambrogio, il 22 dicembre 1979. In quegli anni – tra il 1979 e il 1981 – don Enrico fu mandato come educatore e insegnante nell’aspirantato dell’ispettoria, a Chiari, in provincia di Brescia. Era responsabile di un gruppo di ragazzi del biennio, in ricerca vocazionale dopo la terza media. Ma non smise per questo di studiare. Frequentava i corsi di licenza nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Avrebbe concluso questo ciclo di studi summa cum laude, nel 1984. Intanto, dopo il 1981, era stato trasferito a Milano, con l’incarico di preside dell’Istituto Tecnico Industriale “Don Bosco” per le arti grafiche: certamente un incarico un po’ lontano dagli ambiti della sua specializzazione biblico-patristica, ma nel quale poté esercitare e affinare la sua fondamentale vocazione educativa e pastorale.
Finalmente, nel 1986 il Rettor Maggiore dei Salesiani lo destinò alla cattedra di letteratura cristiana antica greca dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Don Enrico ne divenne professore ordinario alcuni anni dopo, nel 1994. Nel frattempo, nel 1989, aveva conseguito presso l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma il dottorato in teologia e scienze patristiche, pubblicando con l’editrice LAS la sua fondamentale monografia su I Severi e il cristianesimo (rieditata poi nell’anno 2000).
2. Ed è ormai la storia dei nostri giorni, ben conosciuta dai più.
In questi venticinque anni di insegnamento universitario (il prossimo anno accademico 2010/2011 segnerà il “giubileo d’argento” di questa docenza) don Enrico ha rivestito numerosi incarichi nella vita accademica e religiosa dell’Università Salesiana. Preside–Decano della Facoltà di Lettere cristiane e classiche (nel suo genere, l’unica Facoltà pontificia della Chiesa) dal 1993 al 2000, è stato poi nominato Vice Rettore dell’Università Salesiana dal 2000 al 2003, con un particolare incarico per le relazioni esterne e la cura dei Centri collegati. Nel medesimo periodo – dal 2000 al 2003 – è stato Coordinatore dell’équipe di pastorale universitaria, collaborando attivamente con l’Ufficio di pastorale universitaria della Diocesi di Roma.
3. Nel 2003 comincia per don Enrico una stagione nuova nella sua vita, che però non lo stacca dalla missione universitaria.
Il 9 dicembre del 2003 il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez – eletto da appena un anno – lo chiama, e gli dice: “Ho deciso di mettere tra le tue mani la cosa più preziosa della Famiglia Salesiana: la santità”. Così don Enrico viene nominato Postulatore Generale delle Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, incarico che detiene attualmente. E certo si trattava di un incarico importante, se pensiamo che – in questo momento, a soli 120 anni dalla morte del Fondatore – noi abbiamo ben 162 Grandi, nel campo della santità: precisamente 8 santi, 116 beati, 10 venerabili, 28 servi di Dio. Da parte sua, don Enrico può riconoscere che – con la grazia di Dio – è riuscito a promuovere in questi sette anni più santi e beati di tutti i suoi predecessori messi insieme! Tra le Cause seguite dalla Postulazione salesiana, ce ne sono alcune che non sono della nostra Famiglia. Tra queste, la più importante è la Causa del Servo di Dio Albino Luciani, Il Papa Giovanni Paolo I, figlio della vostra terra. Don Enrico ha potuto concludere l’Inchiesta diocesana sulle virtù eroiche del Servo di Dio, nel Duomo di Belluno, l’11 novembre 2006; e ha potuto concludere anche l’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuito all’intercessione di Albino Luciani, presso la Curia diocesana di Gravina delle Puglie. Nel complesso il processo di beatificazione e di canonizzazione procede spedito, e noi speriamo di venerare sugli altari il Papa Giovanni Paolo I nel volgere di pochissimi anni. Colui che promosse, con ferma determinazione, il processo di Giovanni Paolo I, fu il compianto Vescovo salesiano Mons. Vincenzo Savio, che tutti voi ricordate molto bene, anche perché Mons. Savio ottenne che il Santuario dei Santi Vittore e Corona fosse insignito del titolo di Basilica. La memoria di Mons. Savio è tale, che – lo dico con voce sommessa, ma non per questo meno convinta – ci auguriamo tutti che don Enrico, in accordo con le Autorità competenti, ne possa avviare presto il processo di beatificazione e di canonizzazione. In effetti, dalla morte di Mons. Savio sono ormai trascorsi i cinque anni prescritti per poter iniziare l’Inchiesta diocesana.
4. Abbiamo già detto molte cose, ma non possiamo saltare due cenni importanti.
Il primo riguarda le varie collaborazioni di don Enrico con la Santa Sede; il secondo riguarda invece le sue pubblicazioni. Quanto alle collaborazioni con la Santa Sede, esse sono iniziate ufficialmente nel 1999, quando don dal Covolo fu nominato Membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, e nel medesimo anno Consigliere della Pontificia Accademia di Teologia. Nel 2002 il Papa Giovanni Paolo II lo nomina Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel 2008 è Commissario deputato alla decisione della Commissione Speciale per la trattazione delle cause di dispensa dagli obblighi del presbiterato, e nello stesso anno Benedetto XVI lo nomina Consultore della Congregazione per il Clero. Nel 2009 il Papa lo annovera tra i Membri della Pontifica Commissione di Archeologia Sacra. Nel febbraio del 2010, infine, predica gli Esercizi Spirituali annuali alla Curia Romana. Notevole ne è stato il sèguito editoriale, se il libro intitolato In ascolto dell’Altro. Esercizi Spirituali con Benedetto XVI, pubblicato dalla “Libreria Editrice Vaticana” nel mese di marzo, era già in prima ristampa nel successivo mese di aprile. E ora un cenno – fin troppo rapido – alla bibliografia di don Enrico. Stando alla pura ricerca scientifica, egli ha al suo attivo una cinquantina di volumi (compresi quelli da lui curati) e almeno duecento articoli di riviste specialistiche.
Se poi volessimo aggiungere le pubblicazioni pastorali o divulgative, la lista crescerebbe a dismisura…
Mi pare che da questa intensa attività editoriale emergano con evidenza i due “filoni” di ricerca privilegiati da dal Covolo, che lo hanno reso celebre anche fuori dall’Italia, e che del resto lo hanno appassionato fin dall’inizio della sua carriera scientifica: i Padri della Chiesa, da una parte (la cui storia e dottrina don Enrico ha declinato in mille modi: si pensi solo ai sei volumi di Introduzione ai Padri della Chiesa e ai fortunati manuali di Storia della teologia e di Storia della mariologia, da lui diretti); e la lectio divina, nella sua storia e nel suo esercizio. Nella realtà dei fatti questi due “filoni” procedono intrecciati tra loro, e convergono nel più recente volume pubblicato da dal Covolo, edito da “Rogate” la settimana scorsa: Il Vangelo e i Padri. Per un’esegesi teologica. Ne riporto qui l’estrema conclusione, e così concludo anch’io. Mi pare infatti che la citazione di Ugo di San Vittore, riportata nell’ultima pagina di questo libro, possa compendiare efficacemente l’itinerario di vita e la ricerca scientifica del nostro illustre Premiato: “Tutta la divina Scrittura”, scriveva Ugo, al termine ormai dell’età patristica in Occidente, “costituisce un unico Libro, e quest’unico Libro è Cristo, perché tutta la Scrittura parla di Cristo, e trova in Cristo il suo compimento” (De arca Noe morali 2,8). 
5. Nella sua immaginetta di ordinazione sacerdotale, il 22 dicembre 1979, don Enrico scriveva, citando l’evangelista Luca: “Ecco, io sto in mezzo a voi come colui che serve”.
Gli auguriamo ancora molti anni di servizio alla Chiesa e alla città terrena, perché, attraverso la Bibbia e i Padri, continui a rivisitare – e ci aiuti a tenere vive – le radici profonde della nostra cultura veneta e cristiana.
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